Corso di perfezionamento in Scienza della mente, epistemologia per il pensiero critico e scienze contemplative nei classici buddhisti indiani e tibetani in collaborazione con Università di Pisa e Associazione Manjushri Lotsawa
Viviamo in un’epoca in cui il dominio della scienza è così pervasivo che nessuna società o cultura può dire di non esserne influenzata. La meditazione è entrata nelle scuole e negli ospedali. La mindfulness viene proposta come risposta allo stress. Lo yoga è diffuso in tutto il mondo.
Eppure, raramente viene insegnato il fondamento epistemologico di queste pratiche. Raramente si impara a distinguere una percezione valida da una proiezione. Raramente si impara a condurre un’indagine rigorosa sulla propria mente — e ancor più raramente si impara a dibattere senza che l’ego prenda il sopravvento.
Per oltre un millennio, le grandi università monastiche dell’India e del Tibet hanno sviluppato una scienza della mente straordinariamente sofisticata. I loro testi definiscono che cosa sia una cognizione, categorizzano i tipi di mente ed esplorano in dettaglio le menti categorizzate: dalla duplice classificazione di cognizione sensoriale e mentale a quella di cognizione valida e non valida, dalla distinzione tra processi concettuali e non concettuali fino alla differenziazione tra la mente primaria e i suoi fattori mentali concomitanti. Identificano oltre cento fattori mentali distinti e spiegano come certi fattori agiscano come antidoti ad altri, e come questa legge di contrapposizione nel mondo mentale renda possibile eliminare le afflizioni attraverso il potenziamento dei loro fattori opponenti.
Questo patrimonio — che il Dalai Lama ha definito «una scienza della mente con un potenziale di beneficio per gli oltre sette miliardi di esseri umani sulla terra» — è oggi largamente inaccessibile. Rimane confinato nei monasteri o, quando viene divulgato, lo è spesso in forme semplificate che ne perdono la potenza analitica.
Il Serkong Institute nasce con una missione precisa: rendere questo patrimonio disponibile in forma rigorosa e secolare, in dialogo con le scienze contemporanee, e accessibile a chiunque desideri comprendere davvero come funziona la mente.
Il presente corso di perfezionamento costituisce il primo step di un percorso formativo quadriennale. Gli argomenti trattati in questo primo anno forniscono le basi teoriche e metodologiche necessarie per affrontare gli insegnamenti previsti negli anni successivi, in un itinerario di approfondimento graduale e coerente.
Nei tre anni seguenti, il percorso proseguirà con contenuti via via più avanzati:
Un principio fondamentale guida questo programma. Come illustrato dal Dalai Lama nell’introduzione alla serie Scienza e Filosofia nei Classici Buddhisti Indiani, i contenuti della tradizione buddhista possono essere raggruppati in tre categorie distinte: la presentazione della natura della realtà, ovvero la scienza; le posizioni filosofiche, ovvero le visioni; e la pratica religiosa, ovvero la spiegazione del sentiero.
I contenuti religiosi riguardano la fede e sono rilevanti per i praticanti. Le esplorazioni scientifiche e filosofiche, invece, hanno un valore universale: riguardano il modo in cui la mente conosce, il modo in cui costruisce le proprie convinzioni, il modo in cui nasce l’errore cognitivo. Queste esplorazioni possono essere presentate indipendentemente dagli insegnamenti religiosi, offrendo a chiunque l’opportunità di comprendere le indagini buddhiste sulla realtà e la loro posizione filosofica.
Questo corso si concentra interamente sui primi due domini: la scienza della mente e l’epistemologia.
Non è richiesto appartenere a una religione. Non è richiesto credere. È richiesto pensare.
Il programma integra quattro dimensioni raramente riunite in un unico percorso formativo:
Le sei settimane del corso, per un totale di 170 ore, si articolano in tre nuclei progressivi.
Ogni giornata comprende lezioni frontali al mattino e nel primo pomeriggio
e sessioni di dibattito nel tardo pomeriggio e in serata.
Ogni settimana si tiene un modulo di Integrazione pratica nell’educazione del pensiero: un seminario in cui i contenuti della tradizione classica vengono messi in dialogo con le scienze cognitive contemporanee e con le applicazioni in ambito educativo e psicologico.
"Incoraggio i buddhisti che incontro a essere buddhisti del XXI secolo, a scoprire che cosa significhino davvero gli insegnamenti e a metterli in pratica. Questo implica ascoltare e leggere, riflettere su ciò che si è ascoltato e letto e rendersene profondamente familiari."
in psicologia, neuroscienze, scienze cognitive, filosofia, filosofia della mente, studi religiosi o ambiti affini, interessati a strumenti di indagine epistemologica che l’università raramente offre e a un confronto rigoroso tra tradizioni di pensiero.
in scienze cognitive, psicologia sperimentale, neuroscienze contemplative o filosofia della percezione, che desiderino accedere a un sistema di analisi della cognizione e della percezione sviluppato per oltre un millennio e oggi al centro di un crescente dialogo con la scienza occidentale.
interessati a una comprensione più profonda dei meccanismi cognitivi ed emotivi, e al confronto tra la tassonomia dei fattori mentali della tradizione buddhista e i modelli contemporanei della psicologia delle emozioni e della cognizione.
che vogliano approfondire il fondamento teorico delle pratiche che insegnano, comprendendo le radici epistemologiche della contemplazione e acquisendo la capacità di distinguere tra percezione valida e proiezione.
che aspirino a formare non solo competenze, ma menti autonome, capaci di pensiero critico, argomentazione rigorosa e dialogo non polarizzato.
che desiderino integrare la pratica corporea con la chiarezza cognitiva e la comprensione dei processi mentali descritti nella tradizione classica indiana.
che desiderino radicare la propria esperienza contemplativa nella conoscenza valida e nel pensiero critico, come il Buddha stesso ha raccomandato.
Le materie sono state accuratamente selezionate dal curriculum tradizionale per permettere ai partecipanti di comprendere a fondo:
(1) l’essenza del sentiero buddhista, (2) i suoi diversi aspetti e (3) la corretta sequenza di progressione lungo il sentiero.
Senza una tale comprensione, le persone che aspirano a praticare il Buddha-dharma possono: (1) dare erroneamente priorità a pratiche che non conducono alla liberazione; (2) identificare correttamente il sentiero ma, in mancanza di una visione d’insieme, concentrarsi solo su alcuni aspetti; oppure (3) possedere una comprensione completa ma, non conoscendo la giusta sequenza, enfatizzare pratiche che sono destinate a fasi successive del percorso.
Il Corso di Perfezionamento è erogato tramite il Dipartimento di Patologia Chirurgica, Medica, Molecolare e dell’Area Critica dell’Università di Pisa, sotto la direzione scientifica del Prof. Ciro Conversano. È aperto a tutti i laureati (triennale e magistrale). La valutazione finale prevede un project work e una prova orale con dibattito. Obbligo di frequenza: 90%.
Per chi desidera una formazione rigorosa senza necessità di riconoscimento accademico. Partecipazione completa a tutte le attività del programma, con rilascio di attestato di frequenza del Serkong Insitute e Associazione Manjushri Lotsawa. (Riservata ai non laureati)
Numero massimo di iscritti: 80. Quota di iscrizione Con crediti universitari (12 CFU): € 1.200. Scadenza per la presentazione della domanda: 31 maggio 2026. In caso di domande superiori ai posti disponibili, la selezione avverrà tramite valutazione del curriculum.
Quota di iscrizione in modalità uditore: €600
Come osserva il Dalai Lama, se la società contemporanea prestasse più attenzione alla scienza della mente, e soprattutto se la scienza si impegnasse maggiormente rispetto ai problemi della società, promuovendo i valori umani fondamentali, ne deriverebbero un grande sviluppo e nuove conquiste. La scienza ha dato un contributo impressionante al progresso della conoscenza del mondo materiale, ma la sofferenza mentale è connessa alle nostre percezioni e attitudini, e il progresso materiale da solo non è sufficiente.
Le tecniche per l’educazione del pensiero volte all’igiene emotiva sviluppate nella tradizione indiana e buddhista hanno un potenziale unico nell’alleviare la sofferenza mentale e promuovere un’autentica pace interiore. Possono essere utilizzate per trasformare il nostro attuale sistema educativo, in modo che la società non soffra più per la mancanza di basi etiche e di strumenti per coltivare la lucidità della mente.
Chi lavora nell’educazione sa che non basta trasmettere informazioni: serve formare menti autonome. Chi lavora nella psicologia sa che non basta ridurre i sintomi: serve comprendere i meccanismi profondi della cognizione. Chi insegna mindfulness sa che non basta calmare la mente: serve conoscerla. Chi pratica yoga sa che non basta il corpo: serve la chiarezza della mente che abita quel corpo.
Questo programma forma persone capaci di analizzare criticamente, dialogare senza polarizzazione, integrare scienza e contemplazione, e contribuire a un benessere che non sia solo individuale ma collettivo.
Il risveglio oggi non è isolamento dal mondo. È partecipazione consapevole. È portare chiarezza nel dibattito pubblico, educare con responsabilità, costruire ponti tra la saggezza della tradizione e le sfide del futuro.
Il Serkong Institute propone la tradizione millenaria così com'è, perchè è già totalemente attuale. Non un metodo moderno basato sulla tradizione, ma la tradizione stessa, nella sua potenza analitica originaria, resa finalmente accessibile.
All’età di due anni, Serkong Tsenshap Rinpoche (1984 – oggi) indicò una foto del recentemente scomparso Assistente del Tutor del XIV Dalai Lama e disse: “Quello sono io!” All’età di circa tre anni, fu riconosciuto da Sua Santità il Dalai Lama come l’incarnazione di Kyabje Tsenshap Serkong Tugse Rinpoche (1914-1983), uno dei sette maestri con cui Sua Santità il Dalai Lama praticava il dibattito.
Rinpoche iniziò i suoi studi e l’addestramento buddhista presso il Monastero di Ganden Jangtse nell’India meridionale. Dopo aver deciso di continuare il suo lavoro per il Dharma come laico, completò la sua formazione presso l’Istituto di Dialettica Buddhista a Dharamsala. Su consiglio del Dalai Lama, Rinpoche completò tre anni di studio intensivo della lingua inglese in Canada.
Attualmente, Rinpoche insegna nei Centri Dharma di tutto il mondo, combinando la sua profonda conoscenza e pratica buddhista con una comprensione del mondo moderno. I suoi insegnamenti coinvolgenti sono caratterizzati da saggezza, umiltà e umorismo. Rinpoche considera un onore portare avanti gli insegnamenti e le responsabilità di Tsenshap Serkong Tugse Rinpoche, sforzandosi di beneficiare gli altri al massimo delle proprie possibilità.
Breve biografia del mio grande amico spirituale:
il Rimé Geshe Tenzin Gurmyi di Serkong Tsenshab Tulku
Incontrai per la prima volta il mio grande amico spirituale, il Rimé Geshe Tenzin Gurmyi, quando studiavo all’Istituto di Dialettica Buddhista. All’epoca, Genla studiava nella classe di Tantra, mentre io ero nella classe di Madhyamaka. Inoltre, Genla e io avevamo stanze adiacenti.
Una mattina, mentre uscivo dalla mia stanza, accadde che anche Genla stesse uscendo dalla sua, tenendo in mano un vaso per le offerte (phul phor) colmo di bevanda dorata (gser skyems). In quel momento, nella mia mente sorsero allo stesso tempo stupore e gioia nel vedere che uno studente così giovane fosse impegnato in tali pratiche. Da allora, iniziai istintivamente a prestare attenzione al comportamento di Genla; inoltre, notai che anche altri studenti gli mostravano grande rispetto. Osservai che Genla era gentile e composto, tendeva a stare per conto suo, profondamente assorto nei pensieri; tuttavia, pensai che se avessi avuto l’opportunità di trascorrere del tempo con lui, ciò sarebbe stato certamente molto trasformativo per me.
Durante l’estate, all’Istituto di Dialettica Buddhista vi era la tradizione per cui le classi di Madhyamaka e di Perfezione della Saggezza studiavano e discutevano il testo del Signore del Ragionamento [cioè Dharmakīrti], il Pramāṇavārttika. Poiché le classi superiori e inferiori potevano mescolarsi e incontrarsi per le lezioni sui testi di Pramāṇa, la mia classe chiese a Genla di spiegare le tesi e chiarire i dubbi relativi agli argomenti di dibattito. Egli accettò, spiegandoci come gli studiosi del passato avevano chiarito tali dubbi e presentando anche il suo modo personale e unico di porre ulteriori domande; ci sentimmo come un vaso riempito fino all’orlo con le nostre menti completamente affascinate.
Quella fu la mia prima connessione di Dharma con Genla e da allora ho continuato, e continuo tuttora, ad assaporare il nettare delle sue profonde spiegazioni di molti testi, sia del Mahāyāna sia dell’Hīnayāna, di Sūtra e di Tantra, per le quali mi sento immensamente fortunato.
Come punto di partenza per questa biografia,ho chiesto a Genla informazioni i nomi dei suoi genitori, sui suoi maestri e così via, e il permesso di aggiungere alcune mie sincere osservazioni dirette, che mi ha concesso.
Genla nacque nel 1976, nell’insediamento tibetano di Phuntsokling, in Odisha, un luogo benedetto da molti Paṇḍita e Siddha come l’Ācārya Dignāga e altri. Suo padre si chiamava Shedrub e sua madre si chiama Yangchen Drolkar; era il quarto di sette figli.
Fin da giovane ricevette una solida base nella lettura e nella scrittura dell’alfabeto tibetano da suo padre e dallo zio materno, il rinomato Aku Tsewang Chogdrub. Raggiunta l’età scolare, iniziò a studiare nella scuola per rifugiati tibetani dell’insediamento, dove completò con successo l’istruzione primaria moderna fino alla decima classe. Successivamente, verso la fine dell’undicesima classe presso la Tibetan School di Shimla, un sogno risvegliò le sue impronte positive del passato e in lui sorse il desiderio irresistibile di diventare monaco. Nel 1994 si iscrisse all’Istituto di Dialettica Buddhista a Dharamsala, entrando nella vita monastica.
Il primo taglio dei capelli di Genla fu conferito dal compianto Kyabjé Denma Locho Rinpoche, ed egli ricevette la piena ordinazione di gelong (i cui precetti sono il fondamento dei preziosi insegnamenti del Buddha) da Sua Santità il Dalai Lama Onnisciente, incarnazione di Ārya Avalokiteśvara in vesti monastiche, come suo precettore (mkhan po), e da Kyabjé Jhado Rinpoche Tenzin Jungné Pelsangpo come assistente precettore (las slob), alla presenza di una completa comunità monastica.
Sebbene Genla avesse un grande interesse per lo studio e la riflessione sui grandi trattati fin da giovane, la sua aspirazione alla pratica meditativa era ancora più forte. Per questo, dopo circa un anno di frequenza all’Istituto di Dialettica Buddhista, pensò di aver forse commesso un errore nell’iscriversi. Fu allora che seppe che il realizzato lama Drikung-Kagyu Drubwang Konchok Norbu Rinpoche risiedeva in una casa di ritiro vicino al Tushita Meditation Centre, situato su una montagna nei pressi della Residenza di Sua Santità. Genla andò a incontrare Rinpoche e chiese di essere accettato come discepolo. Tuttavia, Rinpoche gli chiese: «Hai studiato i testi?». Genla rispose: «No». Rinpoche allora disse: «La meditazione senza studio è come scalare una scogliera senza mani. Dovresti tornare all’Istituto di Dialettica Buddhista e continuare a studiare i testi. Dopo averli studiati, potrò aiutarti». Con queste parole, Genla fece ritorno all’Istituto.
Da quel momento in poi, l’impegno di Genla negli studi si intensificò ulteriormente, come un fuoco ardente. Affidandosi correttamente a molti maestri spirituali, come Geshe Jetsun Losang Gyatso, Geshe Damchö Gyaltsen, Geshe Jangchub Tsultrim, Gen Gyatso, Geshe Könchok Wangdü, Geshe Dorjé Damdul, Geshe Losang Tenpa e Geshe Thubten Sönam, si applicò con costanza e sincerità allo studio e alla contemplazione dei cinque grandi trattati e dei sistemi testuali del mantra segreto presso l’Istituto di Dialettica Buddhista, portando così a compimento i suoi studi.
Inoltre, Genla si dedicò allo studio e alla contemplazione non settari delle varie visioni filosofiche con Nyingma Khenpo Tulku Chöku, Sakya Khenpo Könchok Gyaltsen, Kagyu Khenpo Tsultrim Namdak.
Sempre senza settarismo, Genla ha ricevuto iniziazioni, trasmissioni e istruzioni di pratica per i vari sistemi tantrici del veicolo del mantra segreto, nonché insegnamenti sull’addestramento della mente (blo sbyong), da Sua Santità il Dalai Lama, Kyabjé Taglung Tsetrul Rinpoche, Kyabjé Garjé Khamtrul Rinpoche, Kyabjé Denma Lochö Rinpoche, Kyabjé Ganden Trisur Rizong Rinpoche, Sakya Gongma Trichen Rinpoche, Kyabjé Garchen Rinpoche della tradizione Drikung-Kagyu, Kyabjé Lama Relchok Rinpoche, il lama di Nangchen Kyabjé Karma Nyendrak Rinpoche, Kyabjé Minling Trichen Rinpoche, Kyabjé Trulshik Rinpoche e altri; maturando così il suo continuum mentale.
Successivamente, sotto la guida di Geshe Thubten Pelsang per quanto riguarda la visione Madhyamaka, Genla si è dedicato allo studio e alla contemplazione dei punti difficili del Prāsaṅgika, eliminando le concezioni errate su questi temi, concentrandosi principalmente sulla visione Madhyamaka così come intesa dal Grande Je (Tsongkhapa) della natura ultima del sorgere dipendente. Investigò questioni quali: se gli oggetti osservati delle afflizioni esistano convenzionalmente o meno; se le coscienze concettuali che non si afferrano alla vera esistenza esistano nei continuum di persone che non hanno realizzato la natura ultima; e le discrepanze nella lettura letterale delle eccellenti spiegazioni del Je [Tsongkhapa] riguardo alla visione Svātantrika, e così via. Proprio come disse il Bhagavān:
"O monaci e studiosi,
come l’oro viene messo alla prova bruciandolo, tagliandolo e strofinandolo,
così le mie parole devono essere accettate solo dopo un’adeguata indagine
e non per semplice rispetto."
Pertanto, si può comprendere che quando Genla si confrontava con il significato delle scritture, rimaneva imparziale e privo di pregiudizi.
In sintesi, spronando il cavallo della sua intelligenza imparziale con la frusta di un’applicazione costante e sincera, Genla si è dedicato allo studio e alla contemplazione di:
All’inizio, Gli argomenti Raccolti, la Coscienza e i Conoscitori, e i Segni e le Ragionamenti;
Nel mezzo, il canestro scritturale del Veicolo della Perfezione, comprendente i sistemi del grande e del piccolo veicolo – come i cinque grandi trattati – in relazione a tutte le tradizioni tibetane in modo non settario;
Infine, i tantra Vajrayāna del mantra segreto, che spiegano il significato delle quattro classi di tantra, essenza di tutti gli insegnamenti del Vittorioso.
Di conseguenza, Genla non solo ha ricevuto infinite lodi per la sua eccellenza da parte di studenti e insegnanti, ma è diventato anche un maestro (Ācārya) verso il quale molti studenti rivolgono lo sguardo nella speranza di chiarire i loro dubbi e ricevere istruzione.
Nel 2009, Genla si è diplomato all’Istituto di Dialettica Buddhista come primo della sua classe, ricevendo il titolo di Geshe Rimé (non settario). Su richiesta dell’Ufficio Centrale dell’Istituto, Genla ha assunto le responsabilità di insegnamento dal 2010 al 2017.
Quando insegnava Perfezione della Saggezza, Pramāṇa e Madhyamaka, Genla non si limitava a garantire che gli studenti comprendessero il significato dei testi, ma enfatizzava anche quali fossero i punti finali di ciascuna materia, come mettere questi insegnamenti in pratica nella propria mente e come fossero spiegati nei testi dei Paṇḍita indiani; a tutti gli studenti era chiaro che i suoi insegnamenti erano profondi.
Il Protettore Onnisciente Sua Santità il Dalai Lama ha insegnato ripetutamente e con grande profondità che il Kangyur e il Tengyur del Vittorioso non dovrebbero essere tenuti solo come oggetti di venerazione, ma considerati piuttosto come libri da studiare. In accordo con questo consiglio, Genla ha continuato a studiare costantemente i testi dei Paṇḍita indiani e, in particolare, ha mostrato grande interesse per i trattati composti dagli Ācārya della scuola Svātantrika, come l’Ācārya Bhāvaviveka e altri.
Non solo Genla è sempre stato eccezionalmente rispettoso nei confronti dei suoi maestri nei termini della condotta esterna, distinguendosi anche per la capacità di mettere in pratica i loro insegnamenti. Per citare solo un esempio: un Geshe da cui Genla aveva ricevuto insegnamenti sulla visione Madhyamaka divenne anche un Geshe da cui io stesso chiesi insegnamenti; ricordo Genla che ripeteva spesso: «Nei suoi insegnamenti, Geshe-la spiegava così il modo di comprendere la visione Madhyamaka e di mettere in pratica il significato del testo». Sebbene avessimo lo stesso maestro, la differenza [tra noi] nel fatto che il significato dei testi apparisse o meno come istruzioni di pratica era come tra Oriente e Occidente; ciò era certamente dovuto al suo corretto modo di affidarsi all’amico spirituale.
Un’altra volta, mentre Genla e io viaggiavamo insieme in auto, stavo raccontandogli la biografia di un grande essere riconosciuto da tutti come il Secondo Buddha. Genla disse immediatamente all’autista di fermare l’auto sul ciglio della strada e si mise ad ascoltare con fede e devozione incommensurabili. Questo è un chiaro esempio di come Genla manifesta fede e devozione verso i santi esseri del passato.
Genla parla sempre con rispetto a chiunque, indipendentemente da chi fosse, e sento profondamente che la sua natura è quella di non parlare mai dei difetti altrui, ma piuttosto di concentrarsi sulle qualità positive.
Nel 2017, a causa della salute cagionevole di Genla, egli si è ritirato dal suo incarico di insegnamento presso l’Istituto di Dialettica Buddhista. Tuttavia, una volta migliorata la sua salute, Genla ha continuato a guidare molti studenti, sia locali sia stranieri, per quanto riguarda questa e le vite future, insegnando il Dharma dei grandi esseri dei veicoli maggiori e minori, impegnandosi anche in approximation retreats e così via.
Questo è solo un piccolo scorcio della vita di Genla.
Prego affinché, da ora in avanti, la vita di Genla sia stabile e lunga; e che egli continui a donarci, a noi suoi studenti, la sua guida compassionevole, come le piogge estive.
Scritto nel giorno propizio del Vittorioso (mercoledì), 1° maggio 2024, presso la Residenza di Sua Santità, da Serkong Tsenshab Tulku.
Atisha è nato e cresciuto a New Delhi, in India. Ha svolto gli studi universitari in Lingue e Letterature dell’Asia Meridionale, con specializzazione in studi tibetani, presso il prestigioso Istituto Orientale di Napoli (L’Orientale), in Italia. Il suo percorso di ricerca lo ha poi condotto alla Central University of Tibetan Studies di Sarnath, in India, dove è entrato per la prima volta in contatto con l’approccio tradizionale allo studio del Buddhismo.
Successivamente, Atisha ha completato un rigoroso programma di studi decennale presso l’Institute of Buddhist Dialectics di Dharamsala, incentrato su logica, dibattito e sui principali trattati indiani e tibetani. Nel 2024 ha conseguito il dottorato di ricerca in Studi Buddhisti presso l’Università L’Orientale di Napoli.
Dal 2019, Atisha condivide generosamente la sua competenza in logica e dibattito con gruppi di studenti provenienti da tutto il mondo.
Fabrizio Pallotti (Champa Pelgye) studia e pratica il buddismo dal 1979.
Ordinato monaco novizio da Ghesce Champa Gyatso nel 1981 e ordinato a pieno titolo da Sua Santità il Dalai Lama nel 1982, sotto la guida di Lama Yeshe ha svolto il ruolo di coordinatore spirituale durante il primo programma di studi avanzati di buddhismo diretto da Ghesce Champa Gyatzo presso l’Istituto Lama Tzong Khapa, nonché come traduttore dall’inglese.
Dal 1987 al 1993 ha vissuto in India, dove ha imparato il tibetano, sotto la guida di molti grandi maestri tibetani della prima generazione, come Lama Zopa Rinpoche, Kirti Tsenshab Rinpoche, Ribur Rinpoche, Denma Locho Ripoche e Sua Santità il Dalai Lama, Chobye Trichen Rinpoche e molti altri grandi maestri delle 4 scuole ricevendo molti insegnamenti e commenti su Sutra e Tantra mentre era impegnato in molti ritiri di meditazione di pratiche yogiche appartenenti alle quattro tradizioni tibetane.
Dopo aver completato 14 anni di vita monastica, si è dedicato alla traduzione degli insegnamenti orali accompagnando molti Lama nei vari centri del Sud-Est asiatico, in Europa e in America.
Dal 1998, per otto anni, ha vissuto stabilmente con Kyabje Ribur Rinpoche, uno dei grandi Lama del Tibet, fino alla sua morte. Servendo come traduttore e segretario di Ribur Rinpoche, principalmente negli Stati Uniti, ha avuto l’opportunità di ricevere personalmente molti lignaggi di insegnamenti, trasmissioni orali e istruzioni che Rinpoche aveva ricevuto dai grandi Lama del passato.
In seguito, su richiesta di Lama Zopa Rinpoche, ha lasciato gli Stati Uniti per tornare all’Istituto Lama Tzong Khapa come traduttore dal tibetano all’inglese per il Master Program, funzione che ha svolto fino alla fine del 2016.
Da molti anni è il traduttore ufficiale italiano di Sua Santità il Dalai Lama.
Fabrizio Pallotti è autore del programma “Educazione del Pensiero e Igiene Emotiva”, che è un percorso di studio, riflessione e meditazione della Visione Madhyamaka nei grandi classici dei Maestri Indiani, come Nagarjuna e Chandrakirti, e nella Tradizione Gelug che nasce ispirandosi alle spiegazioni innovative e lungimiranti di Sua Santità il Dalai Lama, che sempre enfatizza la necessità di studiare e praticare il Dharma non per fede cieca ma con conoscenza valida abbinata all’esperienza spirituale individuale.
É il responsabile del programma di traduzione e pubblicazione di testi di scienza, filosofia e pratica buddhista e degli insegnamenti di Sua Santità il Dalai Lama e continua a tradurre oralmente gli insegnamenti dei grandi maestri Tibetani nei vari centri buddhisti in Italia. Insegna anche in molti centri Buddisti e Master accademici.
È fondatore e presidente dell’Associazione Manjushri Lotsawa www.manjushrilotsawa.com e della Accademia Sarva Yoga Citta (Yoga della Mente) www.yogadellamente.com
Vive a Livorno con la moglie Valeria e il figlio Atisha.
Lascia i tuoi dati nel form e il consulente del corso ti contatterà per guidarti nel processo di iscrizione e per rispondere a qualsiasi altra domanda tu possa avere o contattaci via email:


















